ItalianoEnglishDeutschEspañolPortuguêsрусский العربية 日本人עברית

PERI

Casale Gabbadeo

La storia dei vigneti di Castenedolo

Tra le dolci colline dell'anfiteatro morenico del Garda, Castenedolo rappresenta la propaggine più a sud che segna l'inizio della Pianura Padana e la zona della Bassa Bresciana.

Il territorio comunale conta oggi più di 10.000 abitanti e, posto a pochi chilometri dal centro di Brescia, risulta ormai praticamente già inglobato nell’area metropolitana.
Il nome, secondo la tradizione, prende origine dai boschi di castagni che anticamente ricoprivano tutta la collina e che già in epoca medievale furono gradatamente sostituiti dai vigneti, fino a pochi anni or sono una delle coltivazioni tipiche della zona. La storia del paese tramandataci da numerosi scritti e documenti antichi, infatti, racconta di come questo comune insista su una collina da sempre ricoperta da vigneti.

In una citazione del Catastico del Da Lezze del 1609, a proposito di Castenedolo, si afferma: “Terra a Pedimonte in costiera lontana da Brescia miglia sei con castello nel mezzo di un circuito di un quarto di miglio circondato parte di mura e parte di terra, con la sua fossa attorno, due porte e ponti levatori, habitato in gran parte e in parte caneve (cantine, ndr.) per conservare il vino”.
In un volume conservato a Lonato alla fondazione Ugo Da Como si parla anche di una eccezionale grandinata qui abbattutasi il 16 Agosto 1794 “che non solo portò via l’ua (l’uva, ndr.), ma persino dove era il formentone (granoturco, ndr.) non si trovava più né il formentone né melega (erba medica, ndr.), sì delle foglie non se ne trovava più insegna”.

La testimonianza più vera e concreta rimastaci è l’antico torchio settecentesco conservato in una parte di cascina detta Cantinù nella frazione di Capodimonte: bellissimo e imponente nelle sue dimensioni, basti pensare all’enorme braccio di leva ricavato da un tronco secolare (lunghezza m. 11,40 – circonferenza m. 2,25) ed al pianale marmoreo (m. 3,90 per m. 3,40) per la raccolta del mosto che sgrondava dalla bocca di un mascherone in pietra di Botticino. Questo torchio era stato fatto costruire dalla nobile famiglia Archetti nel 1744 e venne ristrutturato nel 1836.

Col tempo gli insediamenti abitativi, artigianali, commerciali ed industriali hanno saturato gli spazi verdi tra il capoluogo e i vari paesi della cintura, snaturandone il paesaggio. Nel corso dell’ultimo trentennio, per vari motivi, anche a seguito dei cambiamenti socio-economici intervenuti, trattandosi di proprietà che si erano estremamente parcellizzate e quindi erano diventate non più redditizie, lentamente la coltivazione della vite si è ridotta fino a divenire marginale.

Ad oggi esiste il concreto pericolo che questo fenomeno possa produrre una situazione di degrado ambientale, poiché i terreni sulla collina non sono irrigui e non si prestano ad altre coltivazioni. Proprio per questo motivo alcuni appassionati produttori, tra questi l’azienda Peri Bigogno, stanno cercando con grosso impegno e a vari livelli, anche istituzionali, di porre un freno a questa situazione per cercare di arginare il fenomeno, preservando e valorizzando quel che resta dell’antica tradizione agricola e vitivinicola.


Condividi su:

Peri Bigogno s.a. - Via Garibaldi, 64 Castenedolo BS - Tel. Fax +39 030 2731572 - info@bigogno.com Partita IVA 03107030987

Continuando a visitare questo sito, accetti l'utilizzo di cookies, per migliorare la tua esperienza di navigazione.
Accetto
Informazioni sui cookies